VERSO UN PROFILO SPIRITUALE DI SAN GIUSEPPE
Per continuare a conoscerlo
Siamo ormai prossimi alla festa di San Giuseppe e ci sembrava bello avviare qualche riflessione riassuntiva nella certezza che i nostri spunti hanno trovato tanta disponibilità da parte vostra e tanta sete; ma anche tanta ricchezza di fede e spiritualità. In questa condivisione vorremmo quasi tratteggiare un identikit di San Giuseppe, tenendo presente che nelle riflessioni quotidiane dei giorni scorsi abbiamo appena balbettato…
Innanzitutto vogliamo ricordare in S. Giuseppe “IL CREDENTE”, l’uomo di fede. La fede è la prima ‘opera’ di Giuseppe. La prima opera, infatti, non consiste in un ‘fare’ qualcosa, ma nell’aver fede, credere. E san Giuseppe ha creduto e ha obbedito. Nella seconda lettura della liturgia della festa San Paolo riferendosi ad Abramo dice: “egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza”. Impariamo, allora, da Giuseppe di Nazareth la fede. E’ la fede che gli consente di camminare anche nel buio. Da Giuseppe credente impariamo come si ascolta la voce di Dio, come si va avanti nel silenzio e nella fiducia per affrontare i problemi, i periodi oscuri e difficili della vita.
Come secondo aspetto vogliamo ricordare Giuseppe come uno che VIVE LA VITA AL RITMO DI DIO: è Dio che segna i tempi, i momenti, le tappe, nella vita di San Giuseppe. E perciò è aperto anche alle sorprese di Dio, ai suoi piani anche quando questi scompigliano i propri. L’orologio di Giuseppe segna le ore di Dio per quel percorso che Egli, nelle profondità del suo mistero, ha pensato per lui. Se Giuseppe avesse il cellulare, si preoccuperebbe di ‘avere campo’ ma per potersi sintonizzare su Dio.
Terzo e ultimo punto in Giuseppe vediamo un UOMO PRATICO: credente, pio, obbediente, ma concreto. Inabissato nell’adorazione di Dio, ma insieme impegnato quotidianamente nel duro lavoro manuale; sempre pronto all’itineranza, migrante e profugo insieme con Maria che quasi lo si potrebbe dichiarare anche patrono dei migranti e dei profughi. Un uomo giovane e forte, contrariamente a come ce lo consegna la tradizione e l’inconografia classica, che lo presenta piuttosto anziano, vecchio decrepito e stempiato. Ci voleva un uomo forte e pratico, infatti, per organizzare il viaggio a Betlemme per il censimento, la fuga in Egitto e per provvedere a tutte le necessità pratiche di Gesù.
Concludo queste brevi pennellate circa l’essenziale del profilo spirituale di S. Gisueppe, ricordando che, abbiamo tanti motivi per onorare e imitare san Giuseppe, ma soprattutto lo vogliamo fare per aver egli servito in modo umile e maturo il Signore, trovando come sola ricompensa quella di essere con Cristo.
Alcune domande per la riflessione personale:
1) Qual è l’atteggiamento con cui accolgo il piano di Dio nella mia vita? Mormoro e mi lamento come Israele nel deserto? Oppure faccio come Giuseppe?
2) Anche Giuseppe è un uomo e ha paura, ma si fida e si affida: e noi? Come affrontiamo le nostre paure?
3) La fede si esprime nelle opere, perché la fede senza le opere è morta: qual è il rapporto tra la fede e le opere nella mia vita?
Don Lello Ponticelli
Don Giuseppe Costagliola
